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Campanaro 2006 Campania igt

28/09/2007
FEUDI DI SAN GREGORIO

Uva: fiano e greco
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno


Nella nuova bottiglia borgognotta il Campanaro vive la sua seconda vita. Nella prima ha preso tutti i premi possibili e ha dimostrato come sia possibile fare grandissimi bianchi i Campania, in questa parla della volontà della Feudi di San Gregorio di proseguire in questo percorso tracciato riqualificando la proposta. Gli assaggi in degustazione coperta a Paestum hanno dimostrato questa capacità di ripresa della feudi, in particolar modo sui bianchi base come il Fiano e il Greco entrambi finalisti mentre Campanaro, Cutizzi e Pietracalda pur qualificandosi bene erano in attesa di una loro composizione in bottiglia. A distanza di quasi quattro mesi il risultato inizia a farsi largo anche per questa linea pensata solo per la ristorazione e alcune enoteche, un disegno commerciale di riposizionamento nella fascia medio alta dei bianchi lasciata abbastanza sguarnita negli ultimi anni. Le uve, fiano supportato dal greco, vengono dai vigneti di Santa Paolina e di Sorbo Serpico che conferiscono al vino grande mineralità e freschezza, lo bevete adesso ma potrete farlo con calma anche fra due, tre, cinque anni. L'annata 2006, dopo le precendenti quattro molto difficili per i bianchi irpini, che non a caso hanno conosciuto un generale processo di banalizzazione con poche eccezioni, appare invece piuttosto generosa con le uve bianche vendemmiate a ottobre e dunque asciugate dal sole dopo le piogge di settembre. Il Campanaro si presenta con uno spettro olfattivo molto interessante al naso, marcati i sentori di frutta bianca su un sottofondo speziato regalato dall'uso del legno grande utilizzato solo per una parte della massa prima del blend finale: l'intensità e la persistenza al naso vengono mantenute con molta precisione in bocca dove il vino è appagante, strutturato, in giusto equilibrio di alcol, dal finale delicato ma netto in cui il Fiano riprende il ruolo da protagonista imposto dal naso e parzialmente derubricato nela prima fase della beva. Una testimonianza del grande sforzo imposto dal nuovo management a tutta l'azienda a cui spetta il merito storico di aver fatto conoscere i vini irpini proprio nel momento in cui c'era bisogno di uno scatto di reni nella comunicazione e soprattuttop nell'affidabilità quotidiana sui grandi numeri che sono il confine dirimente tra la chicca per appassionati e la sostanza dell'economia di un territorio: l'una cosa ha bisogno dell'altra e tutte e due sono importanti per l'agricoltura di qualità capace di puntare alla biodiversità. Il Campanaro 2006, come il resto dei bianchi irpini, ha sicuramente una buona longevità da raccontare e noi ci accingiamo a farlo con ripetuti assaggi: intanto la sapidità prevalente lo abbina di sicuro alla cucina di mare anche ben strutturata ma non pomodorosa o, per contrasto, ad alcuni primi piatti a tendenza dolce come le lagane e ceci, la pasta con i piselli o con i fagioli e cotica visto che ormai ci siamo con il freddo. Bene sulla trippa bianca di vissaniana memoria di cui vi sono tracce nel lagonegrese. E, infine, sulla provola e le scamorze o i caciocavalli silani freschi.

Sede a Sorbo Serpico. Località Cerza Grossa. Tel. 0825.9866. www.feudi.it. Enologo: Riccardo Cotarella. Ettari: 230. Bottiglie prodotte: 2.500.000. Vitigni: fiano, greco, falanghina, aglianico, primitivo, piedirosso, merlot.

lucianopignataro.it