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Compleanno in casa De Conciliis

24/09/2007
Il reportage:  le confessioni dei viticoltori di Prignano Cilento su vendemmia, lavoro di un decennio e futuro di carattere

di Monica Piscitelli

Decimo anno. Questo il nome che i Viticoltori De Conciliis (Bruno, Paola e il marito Giovanni, Luigi) hanno scelto per l’evento che domenica ha visto un gruppo giornalisti, ma soprattutto amici festeggiare, i dieci anni dell’azienda con una degustazione ed un pranzo preparato con maestria da Antonio Tubelli esibitosi in un classico, e sempre più raro, menù domenicale, con tanto di ragù e agnello con patate.
Compleanno: tempo di resoconti, e soprattutto di progetti. Dalla terrazza dell’azienda che guida con la sorella Paola ed il fratello Luigi, che spazia sullo specchio di mare di Agropoli, e nelle giornate più terse regala “i più bei tramonti su Capri della zona”, Bruno De Conciliis ripercorre la strada fatta dall’azienda fin qui. Ma la ricostruzione del passato viene presto soppiantata dalle incursioni in un futuro che si presenta con solide basi e il discorso riparte dalla descrizione del suo Cilento, quello con il quale lui, come altri viticoltori della zona, combatte un quotidiano corpo a corpo che l’esperienza insegna non avere né vincitori né vinti. E se, come quest’anno,  il sole cilentano batte impietosamente e lo scirocco soffia come un fon, sia di giorno che di notte, semplicemente si fa più rigida la selezione, più accurato il lavoro e si punta lo sguardo più in alto, sui vitigni da conquistare per il prossimo futuro: fino a 700 metri d’altezza.
Pulsa una vena sulla tempia di Bruno De Conciliis nel parlare del Cilento ed un guizzo di luce si accende negli occhi. La ripartenza è proprio lì: affondare di più le radici nel territorio che ha regalato la vita a persone e vini, allargarle ad ombrello per captarne ancora di più gli umori. E’ il Cilento, quello da cui si  è partiti, a cui si è ritornati, quello che si sceglie una volta di più per concentrare gli sforzi nel prossimo decennio, il soggetto ritratto in bianco e nero sulle bottiglie di Donnaluna Aglianico in edizione limitata per il Decimo anno e che i De Conciliis stanno mettendo in commercio in questi giorni.   
Poche e definite le linee stabilite dall’azienda per il futuro, da riassumersi in un must: carattere.
Ne deriva un grappolo di scelte chiare: un rinnovato no alle logiche forzose del commercio a tutti i costi e un obiettivo numerico: passare dalle 200.000 bottiglie di oggi alle 300.000, non di più.
La strada maestra è già tracciata ed ha dato soddisfazione. Nell’ambito di questa è difficile contenere l’entusiasmo, l’irrequietezza di sempre di questi viticoltori, che tutto sono, tranne che addormentati sugli allori del successo. Li vediamo alimentati da un’inesauribile voglia di esprimere qualcosa, una voglia che li spinge a sperimentare, perfezionare e ricercare un equilibrio che non è frutto di un calcolo del tutto razionale, quanto piuttosto suggerito dalle parole sussurrate dalla terra, dal sole e dal vento all’orecchio di Bruno.
Liquidità permettendo, e senza l’aiuto pubblico, un passo dopo l’altro, i progetti diventano realtà.
Ne è un esempio un inedito Naima annata 2004, offerto in degustazione. Un anno di affinamento in più in botte grande da 30 ettolitri, dopo i tradizionali tre, da mettere presto in commercio in magnum e doppie magnum. 2000 pezzi in tutto.
Detto addio, un decennio fa, alla tettoia di lamiera sotto la quale ha iniziato il papà Alessandro e all’allevamento di galline, definite senza mezzi termini, “brutti”, oggi l’azienda ha un altro aspetto, e ancora un altro ne avrà a breve, non appena saranno ultimati i lavori di realizzazione della nuova grande struttura che consentirà di razionalizzare produzione e flussi. Ci vuole spazio per movimentare le botti grandi e per realizzare le nuove iniziative.
Bruno De Conciliis le descrive tutte: la vinificazione, per il primo anno, della vendemmia di uve primitivo cresciute su un nuovo terreno collocato a 330 metri di altitudine, scelto per la sua estrema peculiarità: acidità e mineralità spinte che ben si contrappongono alle caratteristiche del vitigno; la messa in commercio di 2000-2005 bottiglie dell’annata 2003 dell’aglianico dell’azienda Verrone (anche questo degustato in anteprima) vendemmiato e vinificato dai De Conciliis su un terreno di poco più di un ettaro, a 500 metri dal mare in linea d’aria, coltivato ad alberello e con un’altissima densità di impianto. E poi: l’avvio della lavorazione di Fiano e Aglianico su un terreno a 700 metri di altitudine, nel comune di Pollica ed, infine, un nuovo omaggio al Cilento: la coltivazione di un autoctono: un aglianico di Monteforte da condursi su un appezzamento di 5000 metri quadrati nel Comune di Monteforte Cilento.

lucianopignataro.it